Sanremo 2017: il festival delle lacrime

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È calato da pochissimo il sipario sulla sessantasettesima edizione del Festival della canzone italiana ed un bilancio criticamente redatto è d’obbligo. Una media di tutte e cinque le serate del 50,41% di share e 10.814.000 spettatori. Una kermesse dove le eliminazioni, come sempre, hanno fatto discutere. Dove forse si è ufficialmente chiusa l’era dei veri big, per fare definitivamente posto ai talent nonostante il podio Gabbani, Mannoia, Ermal Meta. Ma su questo punto lascio la parola ai critici musicali che sicuramente ne sapranno più di me. Io mi occupo di altro, di spettacolo, di televisione.

Del Sanremo lustrini, spettacolo e Pon Pon. Il terzo Sanremo di Conti è stato da lui stesso definito un mazzo di fiori. Quelli precedenti erano un mosaico e un arcobaleno di colori. Modo elegante per dire che anche quest’anno avremmo visto in cinque serate di tutto e di più. E così è stato. Ospiti musicali che forse erano gli unici azzeccati, modelle mogli di, figli di, calciatori, marchettoni ai programmi futuri di Rai uno e al cinema, persone comuni relegate nello spazio Tutti cantano Sanremo. E proprio su di loro vorrei spendere…

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Enrica Leone

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