approfondimenti

Ponte Morandi: la punta di un iceberg

Il crollo del ponte di Genova ha colpito tutti, non solo perché su quel tratto di strada ci transitavano moltissime persone e quarantatré di esse purtroppo non ci son più, ma anche perché ancora una volta riemerge prepotentemente il tema della sicurezza, dei soldi spesi e di quelli a disposizione per innovare e rendere più sicure le nostre strade. Nel 2018 è impensabile che un ponte collassi in questo modo, che si debba piangere delle vittime innocenti per motivi che la magistratura deve ancora accertare.

Il noto portale di comunicazione web TitoloTv, in collaborazione con iltitolo.it ha raggiunto e intervistato il Professor Stefano Cianciotta, Presidente dell’Osservatorio Nazionale sulle Infrastrutture di Confassociazioni, docente di Comunicazione di Crisi aziendale all’Università di Teramo e consulente della Scuola di Formazione del Ministero della Difesa e della Scuola Umbra di Amministrazione Pubblica.

Una lunga chiacchierata a trecentosessanta gradi, per cercare di capire che cosa stia succedendo al nostro bel paese così fragile e così tanto mal curato.

Presidente, vista la Sua lunga esperienza nel mondo delle infrastrutture, non potevamo non chiederLe in questa nostra intervista, un suo parere sul ponte di Genova. Come si è potuto arrivare fino a questo tragico epilogo? Ovviamente c’è un’indagine in corso quindi le responsabilità saranno accertate dalla magistratura. Certamente uno degli elementi che secondo me ha pesato in modo decisivo è che in questi ultimi venticinque anni a Genova si è discusso molto di nuove infrastrutture, ma purtroppo oltre il dibattito c’è stato davvero nulla. Perché si è discusso molto della famosa Gronda, questo bypass che in qualche modo doveva servire anche per alleggerire quella infrastruttura strategica, che attraverso il ponte Morandi collegava la città direttamente alla sua arteria principale sotto il profilo economico che è il porto. E poi un’altra infrastruttura altrettanto strategica che era quella che avrebbe dovuto raddoppiare il passante ferroviario verso il terzo valico dei Giovi. Non avendo queste due infrastrutture importanti, Genova ha costruito tutta la sua direttrice economica attraverso un’unica arteria, che concepita negli anni ’60, inevitabilmente, a distanza di alcuni decenni ha collassato, probabilmente per alcune responsabilità che saranno accertate, ma anche perché un’infrastruttura costruita oltre cinquant’anni fa difficilmente poteva sopportare un carico di venticinque milioni di veicoli, come quello che ha supportato negli ultimi anni il ponte Morandi, proprio perché era una struttura strategica fondamentale per collegare la parte portuale con l’autostrada. Il danno è quindi notevole non solo perché isola Genova dalle portualità nazionali e soprattutto europee, ma rischia di creare un collasso al sistema della logistica integrato lombardo e piemontese, a vantaggio dei porti di Marsiglia e di Barcellona. Questo a confermare che le infrastrutture sono strategiche e non dovremmo ricordarcelo purtroppo quando collassano.

Vista ormai la preoccupazione di una parte dei cittadini, oggi com’è il livello di qualità delle infrastrutture sul nostro territorio nazionale?

Per continuare a leggere l’intervista CLICCA QUI. Verrà indirizzato al giornale per il quale l’articolo é stato pubblicato.

Enrica Leone

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