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Rai “amica” della politica “elimina” chi gli è scomodo?

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A scanso di equivoci questo è un articolo d’opinione perché sono dell’idea che, nonostante il periodo che stiamo vivendo, avere un’opinione propria è una cosa molto importante e poterla esprimere in modo educato senza conseguenze, perché altrimenti si cadrebbe nella censura, è una libertà irrinunciabile. E se siete persone coscienziose ed intelligenti continuerete a leggere questo pezzo, anche qualora la pensiate diversamente.

In molti in questi giorni stanno scrivendo sul caso Fazio. Lo stanno facendo nei modi più disparati, spesso attaccandolo o puntando il dito su quello che fa, come lo fa, quello che dice, come lo dice, quanto guadagna e via dicendo.

Il mio articolo quindi, quasi sicuramente non piacerà alla stragrande maggioranza delle persone che lo odiano. Sì, ho detto odiano. Odiare è una parola forte, una parola che si dovrebbe usare solo in casi gravi e soprattutto bisognerebbe riferirla a persone che realmente si conoscono, che hanno un legame con noi. Invece, ormai sempre più spesso, l’odio si dispensa in giro come fosse aria, anche se non si conoscono i fatti e le persone destinatarie di questo sentimento. Odio degli haters sui social, odiatori invidiosi di un conto in banca che non avranno mai (e che per la cronaca nemmeno io avrò mai, ma non per questo mi sognerei di augurare la morte a chi invece ce l’ha).

La questione, o se volete il caso Fazio, però è molto più complessa. Non riguarda solo degli odiatori che per quanto siano tanti, se fossero troppi si tradurrebbero in un calo netto degli ascolti del suo Che tempo che fa, cosa che non accada. Il programma è in linea con il suo standard di ascolti e viaggia su una media del 15,5% di share.

Il problema è molto più profondo e radicato e lo si cela dietro alla volontà, estremamente populista, di voler ribassare il suo compenso per una questione di etica. Sì perché pochi hanno il coraggio di ammettere che dietro a quel contratto milionario per prima cosa ci sono soldi dei pubblicitari e non del singolo cittadino che tanto si indigna e dice “io non voglio pagare lo stipendio a Fazio”. Poi c’è un format di sua proprietà e il pagamento degli stipendi di molte persone che lavorano con lui. E quel che rimane non tutto va nelle sue tasche, perché le tasse, lui, le paga. Cosa che non possiamo dire facciano tutti, o sbaglio?

Al di là della polemica compensi, in questo caso è chiaro che siamo difronte all’ennesimo tentativo di allontanamento di un conduttore dalla Rai per idee politiche diverse dal governante di turno. Ne cito uno che vale per tutti: Enzo Biagi. In quel caso ci riuscirono.

Non è un mistero come la pensi Fazio sulla questione migranti, così com’è nota l’amicizia tra il conduttore ligure e Saviano, e non è un altrettanto mistero come la pensi su queste due cose e tante altre l’attuale Ministro dell’Interno che forse dovrebbe occuparsi più dei problemi dell’Italia che di Fazio. Sono noti gli scontri a distanza a colpi di cinguettii. Nella fattispecie Fazio esprime una sua opinione che dovrebbe essere libero di avere e Salvini risponde attaccandolo. Ma non eravamo in democrazia?

Si etichetta Fazio prima politicamente, poi come un buonista e di fatto gli si vuole impedire di svolgere il suo lavoro che ha sempre dimostrato di saper fare bene, con competenza e preparazione, garbo, educazione e senza mai alzare la voce, a differenza di tanti salotti televisivi dove la parola urlata vale molto di più di un ragionamento pacato. In tempi non sospetti è riuscito a ripianare persino il deficit rai grazie alla tre giorni di Vieni via con me. È l’unico a portare un briciolo di cultura in televisione unendola a ciò che è più popolare per andare incontro ai gusti di tutti. Si è sempre dimostrato leale con gli altri, ma soprattutto con sé stesso e con i suoi principi e pensieri. Ora tutto questo gli si sta ritorcendo contro. Da gallina dalle uova d’oro Rai si è trasformato in pecora nera da cacciare via a tutti i costi. Ed ecco allora che parte una sorta di terra bruciata attorno al conduttore (secondo quanto riportato da Repubblica). Lo si vorrebbe condurre all’esasperazione imponendogli determinati comportamenti durante la sua trasmissione, comportamenti che starebbero stretti a chiunque perché sanno di censura e di lavoro ai fianchi per portarlo allo sfinimento. Tutto questo per indurlo, nonostante il suo contratto sia valido ancora per due anni, ad andarsene, quando in realtà, se davvero il problema fosse solo il compenso, ma così non è, lui sarebbe pronto a ridiscuterlo.

Di altre offerte ce ne sono molte, spero e mi auguro che qualora lo strappo dovesse essere definitivo, si porti con sé il suo format e lo proponga altrove, ma ciò non toglie che la questione sia di principio. L’accerchiamento che sta subendo è orripilante e sconcertante. Va avanti a singhiozzi dal 2014. Cinque anni in cui, per dirla alla Maurizio Crozza, sembra che tutte le colpe debbano ricadere su di lui.

La domanda è semplice. Siamo davvero ancora disposti a sopportare che qualcuno ci imponga le sue idee? Giuste o sbagliate che siano? Siamo ancora pronti ad accettare di non poter dire ciò che pensiamo perché altrimenti le conseguenze potrebbero essere disastrose? Beh, io no.

Quindi sì, io sto con Fazio. Sarò una delle poche persone, non mi importa, ma viva Dio siamo e dobbiamo continuare ad essere in democrazia. E dobbiamo poter essere liberi e pretendere di poter pensare diversamente da chiunque. Qualora non ce ne fossimo accorti, la monarchia è finita da un pezzo.

Enrica Leone

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