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Recensione “Le signore in nero” di Madeleine St John

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Titolo: Le signore in nero

Autore: Madeleine St John

Casa editrice: Garzanti

Disponibile anche in versione ebook

Voto 9/10

Scheda dell’autrice

Madeleine St. John nasce a Sydney nel 1941. Unica donna australiana a essere candidata al Man Booker Prize, esordisce con Le signore in nero, pubblicato nel 1993, cui seguono A Pure Clear Light (1996), The Essence of the Thing (1997) e A Stairway to Paradise (1999). Muore a Londra, nel 2006, all’età di sessantaquattro anni.

Mentre è in corso in tutto il mondo la riscoperta delle sua opera, Garzanti pubblica per la prima volta in Italia i suoi romanzi.

Recensione

Chi sono le signore in nero? Sono alcune donne degli anni ’50 che abitano a Sydney. Lavorano per Goode’s, i grandi magazzini della città.

In realtà quel posto nascondo molto più di un semplice negozio di abiti e accessori, ci sono le vite delle commesse che lì dentro sgobbano dalla mattina alla sera, in un poca in cui ancora i negozi chiudevano il sabato a mezzogiorno e riaprivano il lunedì successivo.

C’è Patty che oltre ad essere una commessa è una moglie insoddisfatta, del tutto trasparente agli occhi del marito poco furbo, anzi definito da tutti “un gran bastardo”, senza figli nonostante ci stiano provando da dieci anni. Una situazione che le due sorelle non dimenticano di farle notare spesso.

Lesley, una ragazzina in attesa degli esiti della maturità, figlia unica con un padre che non vuole assolutamente che lei prosegua gli studi, ma lei il suo sogno è pronta ad inseguirlo finché non le sarà data la possibilità di realizzarlo. Fortunatamente dalla sua parte ha la madre, che anche se non riesce a comprendere alcuni suoi comportamenti, è decisa ad aiutarla.

Fay, quasi trent’enne, la più scapestrata e dalla vita complicata. Non ha un marito, ma si accompagna spesso a uomini facoltosi. Ha lavorato in alcuni night prima di approdare da Goode’s. Ancora non lo sa, ma la sua vita sta per essere stravolta.

Infine, Magda, sembra non avere nulla in comune con gli altri. È slovena, è sopravvissuta alla guerra, gestiste il reparto modelli esclusivi, abiti unici non solo per il prezzo, ma anche perché venduti in un’unica taglia così da essere sicuri che nessun’altra donna in tutta Sydnay ne indosserà un altro. È sposata, apparentemente felice, non è molto amata ai grandi magazzini, ma nonostante questo, come una perfetta scacchista, muove alcune delle pedine del Goode’s in modo da rendere loro la vita migliore senza che queste se ne accorgano.

In questo scenario, avvolte in divise nere che dovrebbero valorizzarle, ma che difficilmente ci riescono, si svolgono le loro giornate tra sogni e voglia di emancipazione. Le loro esistenze, ognuna a modo proprio, stanno per cambiare.

Ho scoperto per caso questo libro, grazie ad un consiglio di Francesca Crescentini, in arte Tegamini, chi ama i libri sicuramente sa di chi sto parlando.

Non conoscevo questa autrice, informandomi un po’ ho scoperto che solo grazie a Garzanti la St John ha iniziato a vedere pubblicati i suoi romanzi in Italia. Questo è il primo. Si dice che la si stia scoprendo in tutto il mondo in questo periodo. È un vero peccato, perché a mio parere ciò doveva avvenire molto prima, quando lei era ancora in vita.

La sua scrittura mi ha catturata. I dialoghi, le descrizioni, la storia nel suo insieme sono impeccabili. Una sorta di finestra sull’animo umano e sull’universo al femminile. Un piccolo grande capolavoro. Non mi sorprende che qualcuno l’abbia definita una moderna Jane Austen, perché è proprio così.

Questo libro scava nel profondo dell’anima, ti arriva al cuore. Lo leggi in un soffio e ti dispiace che sia finito. Chissà come sarebbe stato leggere un nuovo capitolo di questa storia, magari ambientata oggi. Purtroppo, non sarà possibile, la St John è prematuramente mancata a soli sessantaquattro anni.

C’è solo una cosa che posso dirvi: leggete Le signore in nero e state all’erta perché se Garzanti manterrà le promesse, anche gli altri romanzi vedranno la luce in Italia. Questo mi fa immensamente piacere.

Enrica Leone

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