Recensione “Finché il caffè è caldo” di Toshikazu Kawaguchi

Titolo: Finché il caffè è caldo

Autore: Toshikazu Kawaguchi

Casa editrice: Garzanti

Si narra che in Giappone esista una caffetteria molto, molto speciale, aperta da più di cento anni e costellata di miti e leggende.

La caratteristica principale di questo posto è che vi è una sedia particolare, sulla quale, se la si trova libera, si è autorizzati a sedervisi sopra e mentre si sorseggia un caffè è possibile rivivere un momento particolare della propria vita, la regola fondamentale da rispettare durante questo viaggio è bere il caffè prima che si raffreddi. C’è un’altra cosa di cui tenere conto, qualunque cosa si faccia nel passato, questa non potrà in alcun modo modificare il futuro.

Così, ecco che incontriamo e conosciamo la storia di Fumiko, che non è riuscita a evitare che il ragazzo che amava partisse per l’America. Poi Kotake, che combatte contro la perdita dei ricordi di suo marito, ma anche di sé stessa. E ancora Hirai, che non è mai stata sincera fino in fondo con la sorella. Infine, Kei, che cerca di raccogliere tutta la forza che ha dentro per essere una buona madre. 

Finché il caffè è caldo è un romanzo tenero, breve, ma ricco di significato. 

Nutrivo qualche dubbio su di lui prima di iniziare la lettura, ma mi sono ricreduta già alla fine del primo capitolo, che corrisponde alla prima storia. Un racconto semplice che ci vorrebbe far comprendere come sia inutile rimuginare e piangere sul passato, il quale, tanto, non si può cambiare, l’importante è il presente e ancora di più il futuro. 

Un piccolo gioiellino che vale la pena di leggere.

Enrica Leone

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